# Energia: se il sole abbassa i prezzi, perché continuiamo a pagare di più di giorno?

Negli ultimi anni ci siamo sentiti ripetere che le energie rinnovabili sono indispensabili per ridurre le emissioni e aumentare l'indipendenza energetica del Paese. Tutto vero. Ma c'è un aspetto meno noto che meriterebbe maggiore attenzione: le rinnovabili, e in particolare il fotovoltaico, stanno già contribuendo ad abbassare il prezzo dell'energia elettrica nelle ore centrali della giornata.

Chi segue il mercato elettrico sa che nelle giornate soleggiate la forte produzione degli impianti fotovoltaici riduce il ricorso alle centrali a gas e spinge verso il basso il prezzo dell'energia sul mercato all'ingrosso. In alcuni Paesi europei, come la Spagna, questo fenomeno è ormai evidente e frequente. Anche in Italia sta diventando sempre più comune.

Eppure, per molti utenti domestici continua a valere una logica opposta: la fascia oraria F1, quella che coincide con gran parte delle ore diurne, viene ancora percepita come la fascia "cara", mentre le ore serali e notturne vengono considerate quelle economicamente più convenienti.

Questa impostazione aveva una sua logica venti anni fa, quando il sistema elettrico era dominato dalla produzione convenzionale e la domanda diurna era il principale fattore che determinava il prezzo dell'energia. Oggi però il contesto è cambiato. La crescita del fotovoltaico sta modificando profondamente la struttura dei prezzi e il sistema tariffario rischia di non riflettere più la realtà del mercato.

La questione non riguarda soltanto la correttezza dell'informazione ai consumatori. Riguarda anche l'efficienza del sistema energetico. Se nelle ore centrali del giorno l'energia è spesso più abbondante, più pulita e meno costosa, allora sarebbe logico incentivare proprio in quelle ore i consumi flessibili: la ricarica dei veicoli elettrici, l'utilizzo delle pompe di calore, la produzione di acqua calda sanitaria, l'accumulo energetico. In altre parole, i segnali economici inviati agli utenti dovrebbero accompagnare la transizione energetica anziché rincorrerla.

Per questo Energoclub ha deciso di inviare una lettera aperta ad ARERA, al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica e agli operatori del settore, chiedendo l'apertura di una riflessione pubblica sull'adeguamento delle fasce orarie e sulla diffusione di strumenti tariffari più coerenti con il nuovo scenario energetico. Non si tratta di chiedere sconti o privilegi. Si tratta di porre una domanda semplice: se il mercato elettrico sta cambiando grazie alle energie rinnovabili, non dovrebbero cambiare anche le modalità con cui trasferiamo questi benefici ai cittadini? La transizione energetica non si misura soltanto in megawatt installati. Si misura anche nella capacità di rendere il sistema più trasparente, più efficiente e più conveniente per chi l'energia la consuma ogni giorno.

Forse è arrivato il momento di aprire questo dibattito.

 

scatto fotografico di Marlon Trottmann